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Martedì, 29 Novembre 2016 13:24
Mafie – I sequestri non bastano

Lombardia, confiscati alla criminalità 1435 beni immobili e 249 aziende In evidenza

Nell'area metropolitana di Milano sono circa un migliaio, i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Molti si trovano nei comuni del Sud Ovest

Nella foto don Ciotti, promotore di Libera, l'associazione No profit cui è stata assegnata una villa sequestrata alla mafia a Trezzano sul Naviglio Nella foto don Ciotti, promotore di Libera, l'associazione No profit cui è stata assegnata una villa sequestrata alla mafia a Trezzano sul Naviglio

Dal 1992, anno dal quale sono censiti nel data base del Sistema informativo delle Procure e Prefetture - Ministero della Giustizia, a oggi, i beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata sono circa 150 mila. Si tratta di un numero lordo, cui va sottratto il 30/35% di beni soggetti a revoche di procedimento. Restano in ogni caso circa 100 mila beni, di cui il 50% riguarda beni immobili. In Lombardia, al 31 dicembre 2015, si parla di 1.435 beni immobili e 249 aziende. Nell'area metropolitana di Milano sono circa un migliaio. Molti si trovano nei comuni del Sud Ovest. I dati sono pubblicati in un articolo di Strategie Amministrative, una rivista riservata ad amministratori e funzionari locali, a firma Sergio Madonini.

Dal castello al box

“Per quanto riguarda i beni immobili” - scrive Madonini - “il panorama è piuttosto variegato. Si va, per esempio, dal castello di Miasino, sul lago d'Orta, in provincia di Novara, che risale al 1867, sino ai box (di Buccinasco, ndr) e ville (Trezzano). A partire dalla confisca, agisce l'Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati, che è stata istituita nel 2010 e da allora si è trovata a gestire e destinare un gran numero di essi. "In effetti, conferma Paola Pastorino, presidente di Manager WhiteList, un’organizzazione no profit la cui missione è supportare le istituzioni a gestire i beni sequestrati e confiscati alle mafie, "il numero dei beni sottratti è molto aumentato in questi ultimi anni".

Il ruolo fondamentale del Comune

Il tema è di costante attualità e comporta problemi e prospettive di non poco conto. È indubbio che, qualunque sia l'entità di un bene, castello, villa, appartamento, box, il suo recupero a favore del territorio, della comunità è un fatto positivo. Nel processo che porta a questo recupero, il Comune ha un ruolo fondamentale. "Per legge spetta proprio al Comune assegnare il bene. Tuttavia", avverte Pastorino, Il procedimento, che porta al definitivo recupero del bene sottratto alla criminalità organizzata, resta alquanto farraginoso e, i tempi lunghi, non giocano a favore di chi, come il Comune, è chiamato ad assegnare utilizzare il bene. Passano infatti alcuni anni dalla proposta di sequestro avanzata dal magistrato alla confisca definitiva e quindi alla destinazione al Comune dove insiste il bene”.

Tempo e vandali

Dunque, un primo elemento critico è il tempo. Il bene resta inutilizzato ed è normale che subisca un deperimento. A questo poi si aggiunge, in taluni casi, anche l'azione vandalica dei criminali che possedevano il bene. Non è infrequente, soprattutto nel caso di ville sfarzose, che nel giro di breve dalla proposta di sequestro i criminali si adoperino per distruggere gli interni, dalle decorazioni ai termosifoni, dai pavimenti ai vetri delle finestre. Al Comune arriva dunque un bene in certi casi disastrato. A questo problema si aggiungano poi le scarse risorse economiche e di personale della maggior parte dei Comuni, mi riferisco in particolare ai piccoli-medi, e in molti casi alla scarsa conoscenza dell'entità dei beni. Per risolvere certi problemi, molte Regioni hanno stanziato fondi, ma spesso non sono sufficienti e non sempre i Comuni riescono o sono in grado di accedervi.

La scarsa conoscenza delle norme

Il tempo perso è dovuto anche alla scarsa conoscenza della normativa che regola il settore.  Il Sindaco, per esempio, spesso non sa che deve informare l'Agenzia ogni sei mesi sullo stato di avanzamento del procedimento di assegnazione e ha l'obbligo di redigere una lista dei beni a disposizione della comunità aggiornata mensilmente. È importante, quindi, aiutare i Comuni a prendere coscienza di quanto stabilisce la normativa. Più in generale, per superare questi problemi è auspicabile instaurare un dialogo fra le diverse amministrazioni che si occupano di questi beni.

Le onlus

Un altro aspetto fondamentale riguarda la possibilità di dare il bene gratuitamente alla comunità. In questo caso l'attore privilegiato cui si rivolge il Comune è il Terzo settore. Numerosi beni sottratti alle mafie vengono assegnati ad associazioni, onlus o altri soggetti appartenenti a questo settore economico che ha registrato negli ultimi anni una crescita. Tuttavia, affidare al Terzo settore un bene confiscato alla mafia non è di per sé un risultato sufficiente.

Le capacità gestionali dei Comuni

La 'ricetta" affinché da questi beni si possano trarre benefici per il territorio e la comunità si trova migliorando le capacità gestionali dei Comuni in qualità di interlocutori strategici destinatari dei beni da parte dell'Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, aumentando le opportunità di sviluppo del territorio grazie a un utilizzo dei beni sotto il profilo imprenditoriale, rafforzando il rapporto tra Comune e Terzo Settore, quest'ultimo assegnatario del bene e in ultima analisi aumentando la cultura della legalità che dà lavoro.  E a questo si aggiunga: fornire linee guida per il processo di assegnazione del bene, supportare idee innovative e start up nel terzo settore soprattutto per i giovani. 

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