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Lunedì, 18 Giugno 2018 08:56
La fine dell'incubo

Delitto di Corsico, l’assassino confessa e si costituisce ai carabinieri

Fabrizio Butà ha confessato di essere il killer Assan Diallo, il senegalese ucciso sabato notte al quartiere Lavagna

Butà ha confessato agli uomini diretti da comandante Pasquale Puca e dal suo vice tenente Armando Lavitola Butà ha confessato agli uomini diretti da comandante Pasquale Puca e dal suo vice tenente Armando Lavitola

 “Assan dava fastidio alla mia fidanzata, le chiedeva soldi, sempre soldi, anche pochi spiccioli, e per questo l’ho ucciso”. È questa l’incredibile confessione rilasciata ieri notte ai carabinieri da Fabrizio Butà, quarantasettenne di origini calabresi, già condannato per un omicidio commesso nel 1998 e per una serie di rapine e possesso di armi. Niente delitto razziale, quindi ma futili motivi come aggravante.

La confessione

Butà ha confessato agli uomini diretti da comandante Pasquale Puca e dal suo vice tenente Armando Laviola le fasi della vicenda che si è concluso con l’omicidio del senegalese. Per mettere fine alle, a suo dire, continue richieste da parte di Diallo di soldi alla sua donna, Michela Falcetta, sabato sera avrebbe chiamato l’immigrato al telefono intimandogli di smetterla.

La lite

Tra i due sarebbe scoppiata una lite conclusa con l’impegno di ritrovarsi faccia a faccia per “sistemare la questione”. L’appuntanento è stato fissato per sabato sera davanti al bar Erika, all'incrocio tra via Curiel e via delle Querce, al quartiere Lavagna di Corsico. Appena i due si sono incontrati, Butà avrebbe puntato la calibro 9 al petto del senegalese e avrebbe sparato una prima volta. Poi con la sua vittima riverso per terra, gli avrebbe scaricato l’intero caricatore della semiautomatica alla testa e al corpo.

La complice

Terminato il massacro, avrebbe nascosto la pistola nella cantina della compagna, Michela Falcetta, 36enne, con cui conviveva, sempre al quartiere Lavagna, che avrebbe assistito all’omicidio, che quindi è stata fermata con l’accusa di complicità e detenzione di droga. I precedenti di Butà, ne fanno un individuo estremamente pericoloso. Come scritto, ha già subito pesanti condanne. Nel 1998, aveva ammazzato a Milano, all'angolo tra via Darwin e via Ascanio Sforza, con un colpo di fucile a canne mozze, Domenico Baratta. Condannato era rimasto in carcere sino al  2013. Anche nel caso di Dialla le accuse sono pesantissime: omicidio, possesso di armi, e droga ritrovata nella cantina della sua compagna. Ora i due sono finiti a San Vittore. Il loro ordine di arresto è stato convalidato dal sostituto procuratore Cristian Barilli.

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