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Venerdì, 01 Giugno 2018 10:11
L'emergenza

Confermato l’allarme: “Di cyberbullismo si può morire” In evidenza

Se ne è parlato ieri sera a Corsico. Sono molti i casi che coinvolgono anche non adolescenti perché, avvertono gli esperti, la forbice di età si è grandemente allargata negli ultimi anni

Nell'immagine, un fotogramma del video di Amanda Todd, che racconta i momenti drammatici che la protagonista ha subito a causa del cyberbullismo Nell'immagine, un fotogramma del video di Amanda Todd, che racconta i momenti drammatici che la protagonista ha subito a causa del cyberbullismo

di Stefano Leggè

Si apre in maniera forte la conferenza sul bullismo e cyberbullismo tenuta ieri sera nella Sala La Pianta di Corsico dai criminologi Massimo Blanco e Matteo Pobiati, alla quale ha partecipato anche il sindaco Filippo Errante. L’apertura, si diceva: il video di una ragazza americana, Amanda Todd, che racconta i momenti drammatici che la protagonista ha subito a causa del cyberbullismo.



Il filmato si chiude con la frase “In memoria di Amada Todd”. In memoria perché la protagonista è morta. Di cyberbullismo si può morire e questi casi non sono limitati agli Usa, coinvolgono anche non adolescenti e, avvertono gli esperti, la forbice di età si è grandemente allargata negli ultimi anni.

Fenomeno dilagante

“Non siamo qui per spaventare nessuno” rassicurano Blanco e Pobiati, il loro intento è di sollecitare l’attenzione su un fenomeno che sta dilagando. Il bullismo “classico”, quello subito dal vivo, con i bulli che ti circondano e ti fanno passare un brutto quarto d’ora e forse ti prendono anche a botte, ha dei limiti oggettivi legati allo spazio (si svolge in un luogo delimitato) e al tempo. Quello che viene chiamato cyberbullismo non ha questi vincoli, si svolge online potenzialmente 24 ore al giorno e può seguirti ovunque tu abbia una connessione. È la potenza del web, nel bene o nel male.

Consapevoli dei pericoli

Ed è proprio su questo che Matteo Pobiati vuole portare l’attenzione, sul fatto che abbiamo in mano uno strumento davvero meraviglioso ma “bisogna averne consapevolezza”, dei suoi potenziali pericoli. “Partiamo dalle basi” dice, “poiché la grande merce di scambio di questa epoca sono i dati che, connessi come siamo, è praticamente impossibile non divulgare. Ma ci sono accorgimenti che possono aiutarci a vivere (e far vivere ai nostri figli) il web e il rapporto con i social, in modo più consapevole.

Le precauzioni

Quali sono? Si va dal non fornire mai la password a nessuno, al non scaricare software gratuiti simili a quelli che costano molto (non utilizzare market tipo aptoide per intenderci) e, importantissimo, non cliccare su link improbabili che vi arrivano per email (clicca qui per vedere come guadagnare 5900€ al giorno, è vero!) - ci sono molte più persone che cliccano di quante se ne possano immaginare – e non cliccare sui banner pubblicitari soprattutto nelle app.

Il rischio di non accorgersi

Ma se oltre a essere inconsapevoli si ignora quello che i propri figli possono fare o quello a cui possono accedere, il rischio di non accorgersi e di non sapere cosa fare in caso di cyberbullismo diventa incoscienza.
Tutto quello che è online resta per sempre. Ma attenzione, spiegano i due criminologi, un genitore che controlla non è efficace, lo è un genitore che osserva. Osservare ed esserci per i propri figli è il miglior modo di arrivare a capire se c’è un caso di cyberbullismo.

No parole, sì presenza

Incalzare non serve nella maggior parte dei casi poiché chiude la comunicazione, ignorare può essere anche peggio (ma sì, cosa vuoi, è l’età), ma far capire con azioni e atteggiamenti (le parole servono davvero a poco in questi casi) che ci si è senza giudizio e pregiudizio può far aprire il ragazzo vittima di bullismo.Certo una volta appurato un evento di questo tipo, correre a denunciare a gran voce che vostro figlio è vittima di uno o più bulli è una cosa davvero deleteria: il risultato sarà inevitabilmente di ridicolizzare il ragazzo e metterlo ancora di più in condizione di svantaggio rispetto al resto del gruppo.

Il ruolo della scuola

Esiste una legge (la 71/2017) che regola questo genere di atti permettendo alla scuola, ad esempio, di eleggere un referente scolastico formato a gestire questo genere di situazioni. Nel caso non ci fosse tale figura è sempre bene parlare con gli insegnanti in maniera da non coinvolgere né il proprio figlio né i bulli, chiedendo agli insegnanti stessi di non farne parola. Massimo Blanco aggiunge anche che parte fondamentale della dinamica bullo/vittima passa anche dall’esempio che i ragazzi ricevono dai genitori: la coerenza è un valore fondamentale sia in caso di una promessa che di un castigo.

"Frequentare" i propri figli

I consigli che infine vengono dati sono: stabilire un canale di comunicazione preferibilmente non verbale (ti osservo ma non ti controllo); “frequentare” il proprio figlio e, in caso di un evento di bullismo, allertare gli insegnanti nella maniera più silenziosa possibile per evitare di demolire la credibilità sociale del proprio figlio. Una soluzione? Stanno pensando di aprire a Corsico uno sportello permanente sull'argomento. Sarebbe il primo e un riferimento per tutti i comuni limitrofi

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