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Giovedì, 25 Gennaio 2018 11:20
Misteri corsichesi

Forza Italia è mia e la gestisco io In evidenza

Tutti i retroscena della nomina dell’assessore Andreis e del nuovo direttivo degli azzurri corsichesi. Sfiorato il dramma durante una riunione dei vertici del partito

Roberto Mei e Giacomo di Capua, i duellanti corsichesi di Forza Italia Roberto Mei e Giacomo di Capua, i duellanti corsichesi di Forza Italia

“Forza Italia è mia e la gestisco io”. Mutuare lo slogan femminista degli anni Settanta viene naturale quando si apprendono i particolari delle vicende che hanno caratterizzato le vita e le opere del gruppo dirigente di Forza Italia, a Corsico, negli ultimi tempi. Vicende i cui aspetti sono spesso paradossali e a volte, invece, dei veri e propri colpi di mano per far fuori i propri avversari interni.

Un melodramma?

Mettevi comodi, perché la storia è tutta da gustare. È quasi un melodramma ottocentesco, con improvvisi amori, rotture altrettanto improvvise, minacce, tranelli, tradimenti, esclusioni. Durante una riunione del direttivo, si sfiora il dramma: uno dei presenti sviene, forse per lo stress, forse per il timore di essere aggredito, e per qualche minuto si teme per la sua vita.

Scoppia l'amore

Tutto parte dall’azzeramento della prima giunta Errante. I tre assessori azzurri, Mannino, Mei e Villani, rimettono le deleghe e vanno a casa. Due senza protestare (si fa per dire), il terzo, Roberto Mei, uscito dalla porta, fa fuoco e fiamme per rientrare dalla finestra. A casa va anche Giacomo Di Capua, assessore all’associazionismo, della Lega. Tra questi ultimi due scoppia un improvviso “amore” tanto che di Capua lascia i leghisti ed entra in Forza Italia portando in dote altri due consiglieri comunali, Rispo e Amoroso, che costituiscono un gruppo autonomo. Perna, invece si dimette. L’annuncio arriva durante il primo Consiglio comunale che avrebbe dovuto formalizzare la nascita della nuova giunta, che invece viene annullato.

Gentlemen's agreement

In quella occasione Cetrangolo, capogruppo di Forza Italia  attacca  duramente il sindaco colpevole di non aver confermato l’ex assessore Mei. Il punto sta proprio qui. Nella ricerca ossessiva da parte di Mei di una poltrona. Lui dice che non è un’ossessione, ma la richiesta del rispetto di un accordo preso prima dell’azzeramento della giunta di cui faceva parte, accordo smentito da tutti gli altri esponenti politici, soprattutto da quelli della Lega. I gentlemen's agreement, in politica, non esistono.

Il casting

Tra una litigata e l’altra, tra una sfiducia e l’altra verso i due assessori, Basile e Lucentini, indicati da Forza Italia e votati in Consiglio, si arriva all’indicazione del nome del terzo assessore azzurro. Il casting è lungo e faticoso. Una decina di nomi vengono bruciati nel confronto tra le diverse fazioni che compongono il direttivo, compreso il nome di Galante, architetto ex socialista. Cetrangolo (a proposito di nepotismo, la nipote Caterina Albanese è presidente della commissione istituzionale), propone una soluzione per così dire “casereccia”: un suo “compaesano”, ex consigliere comunale ad Assago, originario di San Giovanni a Piro, comune in provincia di Salerno con cui Corsico si è gemellato (che le targhe siano state installate prima che il consiglio comunale avesse deliberato, è tutta un’altra storia).

Si sfiora il dramma

Mei insiste: “c’è un accordo, l’assessore sono io”. Di fronte alla mancanza di un’intesa, il direttivo provinciale di Forza Italia chiede a Mei di fare un passo indietro, poi minaccia di commissariare il partito e di nominare commissario Andreis (non ancora indicato al soglio assessorile). Il medico declina l’invito. Durante una riunione del direttivo avvenuta prima di Natale, si sfiora il dramma. I toni si fanno alti, il confronto diventa duro. Si va vicini scontro fisico. La dinamica non è chiara. Probabilmente per lo stress, probabilmente per il timore che la situazione degenerasse visto che aveva di fronte un energumeno, Giacomo Di Capua sviene e crolla sul pavimento della sezione del partito.  Secondo i presenti ha la lingua e le pupille arrotolate all’indietro. Nell’attesa dell’autoambulanza, qualcuno lo soccorre tirandogli fuori la lingua e tentando di rianimarlo.

Galante for president

All’arrivo dei soccorsi, Di Capua è in piedi. Ai volontari non racconta le cause del suo malore, si rifiuta di essere ricoverato per ulteriori controlli e lascia la riunione. Come se nulla fosse accaduto, Mei e Cetrangolo la continuano. Dal cilindro esce fuori un nome: Galante, appunto, che per prima cosa telefona a Di Capua (forse per consolarlo, forse no) e gli annuncia di essere il nuovo assessore. A questo punto entra ancora in scena il direttivo provinciale: il nuovo assessore è Andreis, punto e basta. Di Capua e gli altri consiglieri di Forza Italia si adeguano, Mei e Cetrangolo decidono di fargliela pagare. Senza convocare né iscritti, né consiglieri comunali in carica e nemmeno i vecchi membri del direttivo, decidono di azzerarlo e di nominarne uno nuovo.

New deal azzurro

Naturalmente nel nuovo, che secondo Mei dovrebbe permettere "a nuove figure di cittadini di cimentarsi con i problemi che attanagliano la nostra comunità", Di Capua non c’è, come non c’è Valastro, come non ci sono decine di militanti di Forza Italia che negli ultimi anni hanno aderito agli azzurri e se ne sono allontanati accusando Mei di gestione autoritaria e personalistica della sezione di Corsico. Una sezione di cui, oltretutto, gli azzurri non pagherebbero nemmeno l’affitto, visto che devono al Comune circa 1.800 euro di arretrati. Una sezione in cui da tempo “immemore” non si organizza un congresso.

La parola ai proibiviri

Interpellato sulla sua esclusione dall’organo di governo del partito, Di Capua ha detto: “Quello nominato da Mei e Cetrangolo è un direttivo che non riconosco. La riunione che lo ha indicato non è stata convocata regolarmente per cui saranno i proibiviri a decidere quali provvedimenti adottare nei confronti di Mei e degli altri. Io continuerò a dare il mio contributo a Forza Italia, durante tutta la campagna elettorale e oltre.”

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