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Domenica, 14 Gennaio 2018 16:06
Sanità pubblica

Tutti i segreti della nuova riforma della sanità In evidenza

Le novità introdotte da Regione Lombardia che riguardano i malati cronici spiegate ai residenti di Cesano. Chi vorrà, potrà avvalersi di un “tutor” che lo assisterà con piani terapeutici programmati

Nell'immagine, l'assessore Giulio Gallera e i relatori dell'incontro sulla riforma della sanità tenutosi a Cesano Boscone Nell'immagine, l'assessore Giulio Gallera e i relatori dell'incontro sulla riforma della sanità tenutosi a Cesano Boscone

C’era un pubblico che non t’aspetti, l’altra sera nel teatro di via Turati, al quartiere Tessera, di Cesano Boscone. Oltre ad alcuni amministratori locali di Corsico e Trezzano, la platea è stata animata da molti residenti curiosi di conoscere i contenuti della riforma sanitaria che la Regione Lombardia si appresta a mettere in pratica. A spiegare di cosa si tratta, il suo promotore, l’assessore regionale alla sanità, Giulio Gallera, coadiuvato da Marco Bosio, responsabile dell’Ats lombarda, Ida Ramponi, dell’Asl Rodense, e Barbara Caimi, cardiologa del Pio Albergo Trivulzio.

Un supporto per anziani e famiglie

Qual è il punto di partenza della riforma? La constatazione che, in passato, il 90 per cento degli anziani malati cronici, in molti casi, non veniva preso in carico da una struttura pubblica. Il nuovo piano dovrebbe diventare un supporto per i pazientie per le loro famiglie che non sono in grado di garantire alcun tipo di assistenza.

Il postino suona tre volte

Nei prossimi giorni, nelle loro case  dovrebbero essere recapitate le lettere che spiegano qual è la procedura per aderire o meno a questa nuova procedura. “La sanità lombarda – ha detto Gallera – è il meglio che l’Italia e parte dell’Europa possano offrire in termini di professionalità e attrezzature. Con la riforma si intende fare di più per la fascia di popolazione che vive situazioni di difficoltà, soprattutto malati cronici per i quali, sino a questo momento nemmeno la Lombardia è riuscita a stare al passo”.

65 patologie

Il 30 per cento dei residenti in Lombardia soffre di malattie croniche. Naturalmente esistono diversi gradi di sofferenza. La riforma ha individuato 65 patologie e le ha suddivise in tre livelli di intervento. Ha poi stabilito dei protocolli che indicano quali attività devono essere avviate per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Infine a chiesto a tutti gli operatori del settore, dai medici di famiglia alle strutture pubbliche e private di “fare di più”. Il protocollo prevede quindi un “gestore” del paziente cronico, che lo accompagni nel percorso stabilito dalla terapia e un erogatore dei servizi. In Lombardia 2785 medici hanno aderito all’invito a trasformarsi in gestori. Alcuni individualmente, altri costituendo cooperative o gruppi di lavoro. Ogni paziente può scegliere fra tre soluzioni diverse.

Il Piano di assistenza individuale

Il gestore stabilisce il “Piano assistenziale individuale” che definisce i bisogni terapeutici del paziente durante l’intero anno, ne calendarizza gli esami, ne verifica e monitora i risultati. In poche parole, gestore e paziente sottoscrivono un patto e si impegnano ad eseguirlo in ogni fase sollevando la famiglia da incombenze che prima gravavo su di essa e che spesso non riusciva ad assolvere. Secondo Marco Bosio, in Lombardia ogni 100 bambini ci sono 175 pazienti cronici che hanno bisogno di cure e assistenza. Di questi ultimi, il 38 per cento è affetto da tre patologie croniche contemporaneamente, il 4/5 per conto ne ha quattro. A tutti bisognerebbe garantire prestazioni adeguate e il gestore è il fulcro fondamentale dell’intero sistema.

Un'opportunità in più

Nessuno, però è obbligato a seguirlo, è un’opportunità di cura in più. Anche le preoccupazioni dei medici di medicina generale che temevano la perdita delle diarie dei propri malati cronici, non corrono alcun rischio. Il loro problema di sovraccarico di lavoro, potrebbe essere superato se si associassero. “Nel Rodense, da cui dipendono i comuni del sud ovest – ha rivelato Ida Ramponi -  sono 104 i medici che hanno aderito alla riforma. Hanno dato vita a 14 centri di gestione, mentre il Sst ha stipulato più di 36 contratti con strutture private”. Dal 15 gennaio le lettere inviate ai pazienti proporranno la scelta fra tre opzioni. Intanto, sempre nell’ambito della riforma, nella zona si sta sperimentando la telemedicina per il controllo telematico al domicilio dell’ammalato.

La rete di comunicazione

Barbara Caimi, cardiologa al Pio Albergo Trivulzio, è coinvolta in prima persona nell’individuare risposte a pazienti sempre più anziani affetti da patologie croniche: assorbono il 70 per cento delle risorse e presentano malattie in cui non c’è remissione. Con la riforma, il Trivulzio è sia gestore, sia erogatore di servizi sanitari ed ha creato una rete di comunicazione tra specialisti e medici di medicina generale. Assieme accompagneranno il paziente nel percorso di cura.

Milano e Pavia meno attive

Gallera non ha nascosto che la reazione alla riforma dei medici di base è stata variegata. Milano e Pavia sono le città in cui hanno fatto  e fanno più resistenza. La motivazione principale è che molti di loro sono già troppo impegnati per potersi accollare ulteriori compiti. Da soli non ce la potrebbero fare, ma se si associassero e diventassero gestori incasserebbero 45 euro l’anno per ogni paziente.  È una cifra che moltiplicata per i pazienti cronici di ognuno dovrebbe convincerli a dare il loro contributo. E creare una rete di supporto non è affatto difficile.

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