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Martedì, 03 Ottobre 2017 10:34
La svolta nelle indagini

Chi guidava l’auto pirata che ha ucciso il cingalese? Sul giallo l’ombra del boss Zacco In evidenza

Arrestato il marito della figlia di Carlo, una vecchia conoscenza delle cronache di Cesano Boscone e del Sud ovest Milanese. Poche ore prima dell’incidente, c’era lei alla guida della Bmw che ha ucciso il venditore di rose

Nella foto un venditore di rose, la stessa attività di Rasarantam Saruanathan, ucciso mentre si trovava in sella alla sua bici sulla Vigevanese Nella foto un venditore di rose, la stessa attività di Rasarantam Saruanathan, ucciso mentre si trovava in sella alla sua bici sulla Vigevanese

Sembrava solo un caso di pirateria stradale risolto nel giro di poche ore dagli investigatori che avevano arrestato un giovane di Casorate Primo. Poi, man mano che le indagini sono andate avanti i contorni della vicenda si sono sempre più allargati.

Auto pirata

Il giallo è cominciato venerdì sera quando un’auto ha investito e ucciso Rasarantam Saruanathan, 39enne venditore di rose, originario dello Sri Lanka. L’uomo era in sella alla sua bici sulla Vigevanese, ed era diretto verso alcuni ristoranti della zona tra Cesano e Abbiategrasso. Era stato speronato, trascinato per 50 metri e abbandonato sull’asfalto. Allertati da alcuni automobilisti, i carabinieri erano intervenuti sul posto e avevano immediatamente avviato le indagini. Indagini abbastanza facili, visto che sulla strada, dopo l’impatto, era rimasta la targa del veicolo. Grazie a quella, i carabinieri avevano bussato alla casa di un ragazzo di 21 anni di Casorate Primo, panettiere, titolare del leasing della Bmw.

Chi guidava la Bmw?

Sorpreso dall’arrivo dei militari, il giovane ha raccontato di aver subito il furto della macchina ma di non averlo ancora denunciato. Il suo alibi che non ha convinto gli investigatori che lo hanno ammanettato e condotto a San Vittore. Interrogato dai magistrati, l’uomo ha continuato a dire di non sapere chi guidasse la Bmw. La sua reticenza ha ulteriormente insospettito i magistrati, che hanno cominciato a scavare a fonda nella vicenda.  Chi c’era dunque al volante del Suv che dopo aver investito l’uomo è scappato? Chi sta cercando di coprire il ragazzo? E perché?  

Le foto su Facebook

Scava scava, i carabinieri hanno scoperto che poche ore prima dell’incidente che ha ucciso il cingalese, alla guida dell’auto c’era la moglie del panettiere: lo testimoniano alcune fotografie postate sul suo profilo Facebook. E chi è la moglie del giovane? Sorpresa tra le sorprese: si tratta della figlia del boss della droga Carlo Zacco, una vecchia conoscenza delle cronache di Cesano Boscone.A questo punto, agli inquirenti, il quadro è diventato più chiaro. Probabilmente, il giovane, arrestato per favoreggiamento, ha paura di fare il nome di chi guidava perché non vuole “tradire” il responsabile, oppure è terrorizzato di mancare «di rispetto» a una famiglia così potente.

Ulteriori sviluppi

Questa scoperta ha indirizzato i carabinieri a indagare in altre direzioni: è probabile che al volante ci fosse la ragazza, o suo padre, il boss. Gli investigatori, lavorano a tutto campo e si aspettano ulteriori sviluppi. Gli Zacco di Cesano Boscone sono stati e forse lo sono ancora, i protagonisti di mille storie di crimimalità.  A partire dal capostipite Antonino Zacco, 69anni, palermitano «trapiantato» a Cesano Boscone, condannato dopo la scoperta della «raffineria» di Alcamo, la più importante centrale di trasformazione dell’eroina di Cosa Nostra mai scoperta in Sicilia. Caduto nella rete della «Duomo connection», assieme ad Antonino Carollo, è stato catturato dai carabinieri dopo una lunghissima latitanza. È stato condannato anche per il sequestro di Evelina Cattaneo, rapita nel 1979. Scontate le pene, vive a Vermezzo.

Capitano del Free opera

Sempre a Vermezzo vive anche il figlio Carlo, padre della moglie del panettiere di Casorate Primo. Mentre Antonino Zacco si trovava in prigione, gli “affari di famiglia” erano stati seguiti proprio da Carlo, uno dei primi siciliani da allearsi con le cosche calabresi del clan Barbaro-Papalia. Anche lui era finito in galera dove era diventato il capitano della squadra di calcio Free Opera.

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