Seguici su Fb - Rss

Giovedì, 27 Luglio 2017 17:49
La relazione della Dia

Radiografia della criminalità in Lombardia

Pubblicata la relazione della Direzione investigative antimafia. Dal documento emergono strategie e obiettivi delle organizzazioni mafiose nel Milanese

Le informazioni raccolte, inoltre, confermano,  specie nel traffico di stupefacenti,  sinergie   tra cosa nostra e ‘ndrangheta o le organizzazioni campane, oltre che con soggetti pugliesi Le informazioni raccolte, inoltre, confermano, specie nel traffico di stupefacenti, sinergie tra cosa nostra e ‘ndrangheta o le organizzazioni campane, oltre che con soggetti pugliesi

Ieri, mercoledì 26 luglio, è stata pubblicata la “Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia nel secondo semestre 2016. Dalla lettura del documento emergono importanti novità e altrettanto importanti conferme sul “mercato criminale” della Lombardia. Non solo. Il rapporto traccia anche il “profilo” operativo delle varie organizzazioni e come queste ultime gestiscano i loro affari. Il primo elemento che salta all'occhio è che ormai le varie mafie “modulano progressivamente le loro strategie in ragione delle aree in cui si sono infiltrate, se non addirittura radicate”. Il che significa che le diverse congreghe mafiose si adattano al territorio in cui agiscono, rendendo sempre più difficile la loro individuazione. Nella relazione (qui ne pubblichiamo una sintesi) figurano anche alcune vecchie conoscenze del Sud ovest Milanese.

Basso profilo

Fuori dalla regione di origine le mafie e, tra queste, cosa nostra in particolare, hanno sempre tendenzialmente mantenuto un basso profilo - tanto da essere definite “silenti” - rifuggendo da comportamenti violenti che avrebbero potuto evidenziarne la presenza e, quindi, determinare il “rigetto” da parte della popolazione locale. In Lombardia, le strategie puntano ad accrescere il patrimonio dell’organizzazione attraverso una rete di relazioni, funzionali a sfruttare le diverse opportunità offerte dai mercati, anche finanziari, che i mafiosi riescono ad intercettare.

Cosa nostra

Le informazioni raccolte, inoltre, confermano, specie nel traffico di stupefacenti, sinergie tra cosa nostra e ‘ndrangheta o le organizzazioni campane, oltre che con soggetti pugliesi. Nel novero delle attività illecite, oltre al riciclaggio e al reimpiego di denaro, il traffico di stupefacenti, sempre particolarmente remunerativo, costituisce l’occasione per avviare fruttuose collaborazioni anche con criminali stranieri. Al riguardo, un’operazione antidroga condotta nel mese di novembre dalla Polizia di Stato1 contro un’organizzazione con base operativa a Milano, ha fatto luce sui canali di importazione di marijuana dall’Albania e di cocaina dai Paesi Bassi. L’indagine, sebbene non siano emersi chiari elementi di contatto con la criminalità organizzata di tipo mafioso, ha documentato il coinvolgimento di un siciliano, figlio di un noto pluripregiudicato palermitano, già affiliato alla famiglia Carollo, un tempo operative tra Cesano Boscone e Trezzano.

Ultimo atto

Cosa nostra opera quindi in un sistema integrato con ‘ndrangheta e camorra. In tale ottica, si richiama l’inchiesta conclusa nel mese di settembre dalla Polizia di Stato, denominata “Ultimo Atto”, che ha evidenziato come, tra il 2010 ed il 2015, alcuni sodali del clan Trigila di Siracusa avessero organizzato una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti, i cui fornitori sono stati individuati in soggetti appartenenti della ‘ndrina reggina dei Sergi, con base nel Sud ovest Milanese, tra Cesano Boscone e Buccinasco.

Gestione manageriale del malaffare

La ‘ndrangheta é interessata non solo a proiettarsi nel ricco e prosperoso Settentrione, ma è capace di perseguire, anche fuori dai confini nazionali, obiettivi imprenditoriali di ampio respiro, cooptando qualificati professionisti in quella che può definirsi una gestione manageriale del malaffare. La ‘ndrangheta, ha mantenuto inalterata la capacità di interferire nelle pubbliche Amministrazioni, specie in ambito locale.  Infatti si continua a registrare, il ricorso alla violenza, come dimostrano le intimidazioni rivolte ai sindaci e a soggetti istituzionali, nonché i danneggiamenti di beni pubblici. In proposito, i “comportamenti” ‘ndranghetisti lasciano presagire il perpetuarsi, anche in futuro, di questa strategia. I settori sui quali si potrebbero continuare a rivolgere le attenzioni dell’imprenditoria mafiosa sono quelli delle costruzioni e del mercato immobiliare, della logistica e del trasporto su gomma, della filiera alimentare e della grande distribuzione, del turismo, della gestione del ciclo dei rifiuti nonché, di particolare attualità, quello delle scommesse e dei giochi on line.

La “ndrangheta” in Lombardia

L’importanza strategica della regione ha fatto sì che la ‘ndrangheta vi insediasse una struttura di riferimento regionale, appunto denominata “la Lombardia”, intesa come “Camera di controllo”, ossia un organismo di coordinamento e di comunicazione con la “casa madre” reggina, rappresentata dal “Crimine di Polsi” e centrale di comando sovraordinata alle locali presenti in zona. Gli interessi delle cosche sul territorio si sono stratificati nel tempo, rivolgendosi all’edilizia, alla ristorazione e alla gestione di locali notturni, attività, tra le altre, che, unitamente al traffico di stupefacenti, hanno permesso alla ‘ndrangheta di consolidare vieppiù l’azione di infiltrazione ed il processo di radicamento nel tessuto sociale, istituzionale ed economico, spesso attraverso la compiacenza, il sostegno reciproco e, non ultimo, l’assoggettamento di figure istituzionali ed imprenditoriali.
L’attività investigativa ha palesato, tra l’altro, interessi nella realizzazione di diverse opere nazionali - tra le quali, nell’ambito della fiera EXPO 2015, quelle di urbanizzazione e di realizzazione delle infrastrutture di base e dei padiglioni espositivi di Cina ed Ecuador – e in Romania, per la costruzione di un complesso turistico-sportivo e di un resort.

La camorra

La presenza della camorra in regioni diverse dalla Campania è un dato confermato. Più che per la creazione di cellule stanziali, la presenza dell’organizzazione sembra caratterizzarsi innanzitutto per una sorta di delocalizzazione delle attività criminose, gestite da singoli associati. Le condotte illecite più ricorrenti spaziano dal traffico di stupefacenti al riciclaggio, dall’infiltrazione negli appalti pubblici, fino al traffico illecito di rifiuti. Per conseguire i propri obiettivi la camorra ha senza dubbio beneficiato, anche al di fuori delle aree di origine, dei convergenti interessi criminali ed economici di “gruppi di potere” costituiti da una variegata gamma di attori (professionisti, intermediari, imprenditori collusi, pubblici ufficiali ed amministratori corrotti), la cui azione è risultata determinante per condizionare e orientare i processi decisionali.

La camorra in Lombardia

L’apparente marginalità di questa organizzazione è verosimilmente da rapportare ad una evoluzione della propria strategia d’azione, tesa – con modalità più accorte e meno ostentate di quelle attuate nella regione d’origine – all’infiltrazione nell’imprenditoria legale e al reinvestimento di capitali illeciti in svariati settori produttivi, tra i quali si segnalano il facchinaggio, i trasporti, le pulizie e l’esercizio abusivo del credito.

Mafie dall'altro mondo

Nelle aree urbane del centro-nord Italia, le organizzazioni straniere, con riferimento al mercato degli stupefacenti, sono riuscite ad appropriarsi di ampie quote di mercato, grazie alla capacità di gestire l’intera filiera: dall’importazione da altri Paesi (Olanda, Spagna, Sud America, Nord Africa e Medio Oriente), allo stoccaggio ed alla commercializzazione, con la creazione di network che coinvolgono gruppi di diverse nazionalità, ivi compresi gli italiani. Nel settore risultano, comunque, operare trasversalmente, in base al tipo di droga trattata, anche altre etnie, spesso in sinergia tra loro

I "numeri" di casa nostra

Nel 2016, in Lombardia, gli stranieri maggiormente coinvolti nel traffico di stupefacenti sono stati i marocchini (755 segnalati), seguiti dagli albanesi (226), dai tunisini (202) e dagli egiziani (144). I gruppi asiatici, cinesi e filippini in particolare, sono risultati attivi, quasi esclusivamente, nel traffico/spaccio di sostanze di origine chimica (shaboo/ice6), consumato prevalentemente all’interno delle stesse comunità. Le due etnie, anche in conseguenza della specifica ed intensa attività repressiva, nel 2016, rispetto all’anno precedente, hanno registrato un incremento di soggetti segnalati: i cinesi, da 25 del 2015 sono passati a 63 (+152%), i filippini da 41 a 70 (+70,7%). Si consideri inoltre che nel 2016, in Lombardia, la quasi totalità delle denunce a carico di cittadini cinesi e filippini, per reati inerenti gli stupefacenti, sono pervenute da uffici di polizia della provincia di Milano (per i cinesi, su un totale regionale di 63 denunce, 60 sono state originate da uffici di polizia della provincia di Milano; per i filippini, su un totale di 70 denunce, 68 provengono dal capoluogo di regione).

 


Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

Potrebbero interessarti

Articoli correlati (da tag)

Cronaca
Traffico impazzito
19 anni, ha un malore in auto e provoca un incidente che blocca la Vigevanese

19 anni, ha un malore in auto e provoca un incidente che blocca la Vigevanese

Ieri pomeriggio, la strada che costeggia il Naviglio, nel tratto compreso tra Corsico e Trezzano, è rimasta bloccata per due ore a causa di un tamponamento

Cronaca
Il raggiro
Divise finte, truffa vera: rubato l’oro di un’anziana

Divise finte, truffa vera: rubato l’oro di un’anziana

Dopo i falsi tecnici del gas che hanno colpito nei giorni scorsi, ora è la volta dei falsi vigili del fuoco. Anziana raggirata a Cesano Boscone

Cronaca
La guida
Carabinieri: ecco come salvare la propria casa dai ladri in appartamento

Carabinieri: ecco come salvare la propria casa dai ladri in appartamento

Il ministero della difesa ha pubblicato un vademecum per difendere la propria casa dai malintenzionati durante le vacanze estive ed oltre