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Lunedì, 13 Novembre 2017 16:32
La sentenza

Stalking in municipio a Buccinasco, la Cassazione conferma le responsabilità del Comune In evidenza

I giudici romani respingono il ricorso dell’imputato, un dirigente comunale che aveva molestato una dipendente della biblioteca, e confermano le “responsabilità indirette” del Municipio

Stalking nel municipio di Buccinasco, un dirigente ha molestato la sua sottoposto Stalking nel municipio di Buccinasco, un dirigente ha molestato la sua sottoposto

Molestie nei luoghi pubblici. Accade ogni giorno ed è accaduto anche all’interno del Municipio di Buccinasco. Un dirigente che approfitta del suo ruolo per molestare una sua sottoposto. Lei si ribella e denuncia il molestatore, e poi trova scarsa solidarietà in chi ha fatto della lotta contro la violenza sulle donne una propria bandiera. Tutto nella norma? Quasi tutto. Alcune contraddizioni dell’amministrazione pubblica, infatti, appaiono a molti incomprensibili. Soprattutto perché c’è un punto fermo: la sentenza emessa sulla vicenda dalla quinta sezione penale della corte di Cassazione.

Responsabilità indiretta

I giudici romani, nelle scorse settimane, hanno respinto il ricorso dell’imputato, il dirigente comunale colpevole delle molestie, e hanno confermato le “responsabilità indirette” del Municipio che dovrebbe pagare in solido una parte dei danni, e non lo ha ancora fatto. Anzi, nei giorni scorsi, ha incaricato un avvocato per difendere l'ente locale davanti ai giudici civili dalle "pretese" della molestata.

Stalking in biblioteca

La vicenda ha avuto inizio nel 2008/2009, quando una dipendente comunale in servizio nella biblioteca di Buccinasco aveva denunciato come stolker il suo diretto superiore, responsabile del servizio cultura e della stessa biblioteca. La questione era finita davanti al Tribunale di Milano che aveva condannato il molestatore e, all’originario reato di violenza privata, aveva aggiunto anche quello di atti persecutori.  I giudici avevano quindi imposto all’uomo, e in solido al Comune, di risarcire i danni alla ricorrente (si indicava allora una cifra attorno ai 25mila euro).

Il ricorso in Cassazione

Qualche tempo dopo, la Corte d’Appello di Milano aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado revocando “la condanna del responsabile civile” cioè del Comune al risarcimento dei danni. Contro la sentenza della Corte di appello avevano presentato ricorso in Cassazione, sia il dirigente molestatore adducendo tutta una serie di motivazioni (anche sulla attendibilità della persona che l’aveva denunciata), sia la parte civile che tutela gli interessi della molestata.

Denuncia attendibile

I giudici romani, dopo averlo esaminato hanno bollato il ricorso dell’imputato come infondato, ritenendo testimonianze e denuncia attendibili.  Non solo, hanno anche confermato la responsabilità indiretta del Comune a causa della condotta del suo dirigente e hanno rimandato la questione al giudice civile perché la riesamini. Tutto bene quel che finisce bene? No, perché a dieci anni dai fatti, non si intravede la conclusione di questa vicenda, che non fa certamente onore al suo protagonista, ma forse non fa onore nemmeno al Comune di Buccinasco, visto che la dipendente vessata ha lasciato il suo impiego al municipio di via Roma, mentre il dirigente è ancora al suo posto.

Il paradosso

Non bastasse, nei giorni scorsi, l’amministrazione comunale ha affidato a un avvocato di Corbetta l’incarico di contestare la richiesta di risarcimento dei danni avanzata dalla sua ormai ex dipendente. Il Comune cioè, se possibile, se ne vorrebbe lavare le mani o quantomeno uscirne con il minor danno possibile, in termini economici (la cifra è lievitata a circa 70mila euro). E questo nonostante le campagne organizzate dallo stesso Comune contro stalker di qualunque tipo e molestatori sessuali, ultime delle quali si sono tenute nei giorni scorsi.

Violenza da condannare

Sulla vicenda, pocketnews.it ha chiesto una dichiarazione all’assessore alle pari opportunità di Buccinasco, Grazia Campese, responsabile anche della Casa di Accoglienza delle donne maltrattate di Milano. "La violenza contro le donne -  ha detto - è sempre da condannare, sia essa psicologica, fisica, economica, stalking: è importante che le istituzioni se ne occupino e compiano azioni decise per diffondere una nuova cultura di parità tra i generi, di rispetto profondo tra uomini e donne e proprio per questo il nostro Comune organizza eventi, con la rassegna 'Non chiamateci vittime', e progetti educativi per le scuole".

La tutela dell'ente

La Cassazione ha però riconosciuto la responsabilità sia pure indiretta del Comune e quindi? "Per quanto riguarda la sentenza - ha continuato l'assessora - non entriamo nel merito, né la discutiamo, semplicemente la rispettiamo: la Cassazione ha rinviato ad un nuovo esame davanti al giudice civile competente per valore in grado di appello. Come è dovuto, visto che si tratta di soldi pubblici, di tutti i cittadini, l'Ente citato in causa ha il dovere di tutelarsi e costituirsi in giudizio".

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