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Martedì, 29 Novembre 2016 09:44
Politica - L'accusa del sindaco

Maiorano: “C’è un corvo nel Comune di Buccinasco” In evidenza

Il sindaco ha denunciato il clima ostile che sin dal primo giorno della sua elezione ha investito la sua giunta, e che ancora fa capolino. Ma non si ricandida, ha spiegato, solo perché vuole dedicarsi alla famiglia

Il sindaco di Buccinasco Giambattista Maiorano, detto Gianni Il sindaco di Buccinasco Giambattista Maiorano, detto Gianni

Lei ha annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni per motivi personali. Ha anche spiegato che le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto negli ultimi anni condizionando l’attività amministrativa del Comune sono state archiviate. Non ha la sensazione di vivere o aver vissuto qualcosa di incompiuto?
“Certamente avrei potuto fare di più. Sono due gli ambiti che non lo hanno permesso. Il primo riguarda quello delle opere pubbliche: senza risorse finanziarie è impossibile avviare qualsiasi programma. In mancanza di oneri in entrata nelle casse comunali si può fare ben poco. L’altro fronte che ha frenato l’attività amministrativa è quello delle indagini della magistratura. L’apparato comunale è rimasto quasi paralizzato. E la responsabilità è di alcuni che si trovano al suo interno. Denunce verso di me, denunce tra colleghi, hanno creato un clima di veleni difficile da sopportare. Senza serenità e senza collaborazione, forse, quel che si è fatto è sin troppo”.

Sei denunce, un’indagine con l’accusa di corruzione e concussione, una di violenza privata, sono un fardello difficile da sopportare. La decisione di rinunciare è stata dettata dal desiderio di non portare più sulle spalle fardelli di questo tipo?
“No, in modo più assoluto. Il vero motivo è esclusivamente personale. Sono da sempre impegnato in politica e ho potuto farlo solo grazie a una persona straordinaria, mia moglie, che ha condiviso le mie scelte. Le ho sottratto molto tempo ed è il momento che gliene restituisca un po’. E poi, settant’anni, la mia età, sono troppi. Forse mi manca la capacità di leggere il nuovo mondo che si sta affacciando anche alla politica: è un mondo che difficilmente esprime la qualità del passato e io non riesco ad adeguarmi alle nuove logiche…” 

Secondo i suoi oppositori, tre anni di indagini non nascono sul nulla. Che il gip non abbia rilevato fatti penalmente responsabili, non è un’assoluzione per il suo operato di amministratore. Che cosa gli risponde?
“Rispondo che i magistrati incaricati delle indagini da tempo conoscono il terrtorio e le sue dinamiche. Se ci fossero state mie responsabilità non avrebbero chiesto l’archiviazione. Sotto questo profilo mi sento assolutamente a posto e sono certo di aver gestito le mie responsabilità con responsabilità”.

Spesso ha denunciato il clima ostile che sin dal primo giorno della sua elezione ha investito la sua giunta. Qualche esempio?
“La prima denuncia nei miei confronti è stata presentata appena quindici giorni dopo il mio insediamento avvenuto attorno al 29 maggio e anche se avessi voluto non avrei avuto il tempo di combinare guai. Il 23 luglio le denunce erano già sei di cui cinque anonime”,

La loro origine?
“Il palazzo comunale. Sono partite da qui, ne sono certo.”

C’era o c’è un corvo nel palazzo comunale di Buccinasco? Chi potrebbe essere?
“Probabilmente analizzando lo stile di scrittura si sarebbe potuto anche individuarne l’origine, ma essendo tranquillo, non mi sono mai addentrato in questo tipo di esame.”

Si è trattato di fuoco amico?
“Certo. È noto a tutti che il mio partito avrebbe preferito un altro candidato sindaco.”

Quali interessi la sua elezione ha messo in pericolo?
“Sicuramente gli interessi di tutti coloro che contavano sulle scelte del vecchio Pgt, piano di gestione del territorio. La mia amministrazione lo ha riportato a quello del 2006/2007 che pur essendo stato annullato per vizi formali, rispondeva alla mia visione di gestione del territorio. Ne abbiamo ridotto le volumetrie da 1.8 a 1.5 scatenando la reazione di chi pensava di realizzare chissà quali cubature.”

Qualche nome… magari accompagnato dal cognome?
“Leggendo gli atti si possono individuare e soprattutto si può individuare una precisa volontà politica che la mia amministrazione ha disatteso.”

Quali interessi invece ha tutelato?
“Quelli della mia base elettorale. Purtroppo, proprio per la paralisi amministrativa provocata dalle indagini, nessun obiettivo è stato raggiunto e questo nonostante ci fossero i presupposti. Sono mancate però le risorse economiche. Viviamo una fase economica non facile e gli operatori che avevano mostrato interesse per alcuni interventi non sono poi passati alla fase operativa. Un esempio è proprio l’intervento chiamato Buccinasco-Castello. C’era un’intesa, i lavori erano sul punto di partire, ma non sono iniziati.”

Si tratta solo di interessi urbanistici…
“No, ho tutelato anche altro.”

Per esempio?
“Ho lavorato sul sociale ampliando i servizi e mantenendo costante la pressione fiscale. Buccinasco è uno dei comuni lombardi a maggiore capacità di reddito, noi siamo riusciti a mantenere i costi di asili nido e mense ben al di sotto di quanto non facciano a Cesano Boscone e Corsico. Solo ad Assago sono ancora più bassi.”

E le polemiche sulla scuola materna parrocchiale?
“Polemiche inutili perché con l’attuale livello di natalità, il numero degli utenti si è ridotto. Non poteva costare alla collettività la stessa cifra di quando la scuola era piena. Siamo scesi da un contributo di 570mila euro a 430mila. Nonostante questo il costo procapite è pari o di poco superiore a quello del passato.

Non si può parlare di Buccinasco senza parlare di ‘ndrangheta. Oltre venticinque anni fa si diceva che «non si muove zolla che Papalia non voglia». Lo slogan vale anche per l’oggi?
“La situazione, forse, non è più quella. Però siamo sicuri che per anni la criminalità organizzata ha condizionato l’ambiente e il segnale di quanto fosse diventata pericolosa va individuato nel volume delle confische operate dalla magistratura. Certo, se ci mandavano al soggiorno obbligato i Barbaro, i Papalia e compagni simili, non si può dire che non ci fossero problemi. Da assessore ho scritto al ministro Cancellieri perché annullasse il provvedimento che assegnava al soggiorno coatto Rocco Barbaro visto l’humus all’interno del quale avrebbe potuto, come poi è avvenuto, mettere radici.”

Il vecchio boss Papalia aveva l’abitudine, quando il consiglio comunale discuteva di piani urbanistici di farci una capatina (impermeabile avorio e cappello a larghe falde dello stesso colore) per intimorire, con la sua presenza, i consiglieri che dovevano votare. Come si manifestano oggi le pressioni della criminalità organizzata: sono diventate più sottili o si ricorre al solito “avvertimento” dell’atto vandalico o dell’attentato?
“Oggi sono molto più difficili da individuare, sono più subdole. La figura del criminale si è modificata. Ad alto livello indossa giacca e cravatta e frequenta Piazza Affari, mentre quella sul territorio è una criminalità familiare che, probabilmente, non ha ancora compiuto il salto di qualità. Se lo avesse fatto sarebbe meno visibile. Certo, le pressioni ci sono. Basti pensare che il primo bando per la ristrutturazione della sede della Croce rossa di via Rosselli, che si trova appunto in un immobile sequestrato alla ‘ndrangheta, era andato deserto. Nessun operatore intendeva metterci le mani. Quando fu inaugurato e dedicato alla moglie del generale Dalla Chiesa, Emanuela Stetti Carraro, lo stesso Nando Dalla Chiesa lodò l’imprenditore che aveva avuto il coraggio di eseguire i lavori".

Da più parti vi si accusa di non aver vigilato con gli occhi particolarmente aperti in merito agli affari della malavita organizzata. Anzi, qualcuno come «Il Fatto quotidiano» ha scritto che gli avete chiusi di proposito o avete guardato da un’altra parte. Per esempio, il bar in piazzetta San Biagio, il Ritual, aperto qualche mese fa, chiuso su disposizione del prefetto. Qual è, invece, la sua posizione su questa “querelle”?
“La realtà è un’altra. La proprietaria del bar, Serafina Papalia, aveva presentato la Scia, la dichiarazione che consente alle imprese di iniziare un’attività senza dover più attendere i tempi e l’esecuzione di verifiche e controlli preliminari da parte degli enti competenti. Perciò ha inaugurato il suo bar senza che alcuno potesse impedirglielo. Siamo stati noi ad aver chiesto a Bankitalia e alla commissione Antimafia di accelerare le verifiche. La prima risposta dell’Antimafia è stata: «Stiamo indagando, può rimanere aperto». Dopo sei mesi è arrivata un’informativa riservata che ne imponeva la chiusura. La motivazione: «In quel locale succedevano eventi che hanno un collegamento diretto con la criminalità organizzata».  In quanto a Gianni Barbaceto de «Il Fatto Quotidiano», non so chi sia. Non ha mai sentito la nostra versione dei fatti. Si è solo avvalso di informatori inaffidabili che attualmente sono sotto indagine. Dovrebbe chiamarmi e chiedere scusa a me e a tutta Buccinasco per quel che ha scritto.”

In via Bramante c’era il bar Trevi. Qui si riunivano i capifamiglia, i Papalia, i Molluso, i Mandalari, i Sergi, i Trimboli e i Barbaro. Il bar venne sequestrato nel 1993, ma solo il commissario prefettizio subentrato all’ex sindaco Cereda, vent’anni dopo, è riuscito a restituirlo alla comunità. Perché la politica locale non riesce a prendere una posizione netta nei confronti di questo fenomeno?
“Intanto Serafina Papalia ha dovuto lasciare anche l’appartamento in via Nearco in cui viveva, Quell’immobile è stato confiscato e destinato all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Sono in tutto nove gli immobili sottratti alla criminalità e che in un modo o nell’altro sono stati o saranno restituiti alla collettività. In quanto al bar Trevi, era stato destinato al recupero sociale, un progetto proposto dalla giunta Carbonera. Si voleva trasformare in un luogo di aggregazione e rappresentazione della legalità. Lo slogan era “Pizzeria sociale”. La Giunta Cereda, però, aveva bloccato l’iniziativa. Per questo motivo è intervenuto il commissario prefettizio che ha amministrato il comune dopo l’arresto di Cereda.”

Quali provvedimenti si dovrebbero adottare per alzare un argine contro le infiltrazioni mafiose all’interno delle istituzioni?
“Basterebbe la verifica immediata delle regole sugli appalti, delle condizioni oggettive, da parte degli organismi di controllo. Attualmente i tempi sono troppo lunghi. Il comune non ha strumenti per impedire che la criminalità si infiltri. Anche se conosce le storie personali non può impedire, così come non ha potuto impedire a Serafina Papalia di aprire il bar Ritual, di partecipare ad appalti e nemmeno di vincerli, se sussistono le condizioni. Noi possiamo fare solo il nostro dovere segnalando i casi a Bankitalia e all’Antimafia. Le regole di Cantone funzionano, però allungano i tempi. Se fossero sufficientemente celeri, potremmo stare relativamente tranquilli. ”

Parliamo di antiriciclaggio. A Buccinasco avete approvato una delibera di giunta che lo introduce. Ma a che punto è il Protocollo della Legalità che doveva essere discusso nella Commissione Speciale perché diventi operativo?
“Il responsabile anticorruzione è il segretario comunale. Il codice c’è ed è operativo. Stiamo anche organizzando dei corsi di aggiornamento riservati al personale affinché tutto rientri nella legalità. Stiamo anche per sottoscrivere un’intesa con la prefettura di Milano per accelerare i controlli e per estenderli.”

Si sono verificati casi di  “ricchezze improvvise” di familiari anche lontani parenti di boss della ‘ndrangheta  che potrebbero essere segnalati alla magistratura?
 “Ci sono altre situazioni che abbiamo segnalato a Bankitalia e all’Antimafia. Apparentemente la loro provenienza è diversa da quella delle famiglie storiche calabresi, ma sicuramente il loro improvviso arricchimento è sospetto.”

L’hanno accusata di essere un accentratore, di agire sempre in silenzio, facendo conoscere le sue decisioni a cose avvenute e deliberate, qualcuno paragona la sua amministrazione a quella precedente, quella di Cereda. Come si difende?
“Se accentratore significa essere presenti, sì, sono un accentratore. La verità e che non posso chiedere a un consigliere comunale di essere sempre presente se la sua diaria è di 13 euro a seduta. La stessa giunta è formata innanzitutto da lavoratori dipendenti che devono dividere  tutto il loro tempo libero tra famiglia e amministrazione. Se va avanti di questo passo la politica sarà riservata solo ai pensionati o a chi vuole orientare le scelte politiche in una direzione piuttosto che in un’altra. Io sono il più presente perché sono in pensione. Ricevo tutti e prendo su tutto delle decisioni che poi condivido”.

Che cosa lascia in eredità ai suoi successori?
“Per prima cosa l’equilibrio di bilancio. Poi lascio l’equilibrio in ambito sociale. Pur destinando maggiori risorse al sociale non ho richiesto alla comunità ulteriori esborsi. Lascio anche alcuni progetti sui servizi sociosanitari. Sulla disabilità dovrebbe vedere la luce un centro di accoglienza per bambini gravi e gravissimi gestita da fondazioni accreditate presso la Regione Lombardia. In ambito di gestione del territorio vorrei lasciare in eredità la realizzazione di una parte del “Centro” cittadino in zona San Biagio, l’avvio dei lavori della nuova caserma dei carabinieri. Alcuni cantieri di riqualificazione degli edifici scolastici. Vorrei avviare i cantieri e lasciare ai miei successori il merito di tagliare il nastro alla loro inaugurazione.”

Come vorrebbe fosse ricordato dai suoi concittadini?
“Come una persona normale, con alcune qualità e molti limiti.”


 

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