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Lunedì, 25 Settembre 2017 10:34
L'appuntamento

Lotta alle mafie, serata evento nel nome di Siani In evidenza

L’appuntamento per parlare del ruolo dell’informazione nel contrasto alla criminalità, in via Nearco 6, a Buccinasco, nella stessa palazzina in cui abita Rocco Papalia. Da un lato della parete, c’erano relatori e pubblico del convegno, dall’altro quello che ancora oggi viene indicato come uno dei boss più influenti della ‘ndrangheta

Nella foto, da sinistra, Cesare Giuzzi, Sandro De Riccardi e Rosa Palone, assessore alla legalità di Buccinasco Nella foto, da sinistra, Cesare Giuzzi, Sandro De Riccardi e Rosa Palone, assessore alla legalità di Buccinasco

Raccontava la cronaca della sua città andando oltre le versioni ufficiali dei fatti. Raccontava i collegamenti tra i vari clan, raccontava i retroscena. E per questo fu ucciso. I killer della camorra gli tesero un agguato in via Romaniello, a Napoli, al Vomero, e lo crivellarono di colpi.  

Giornali vs mafie

Sono passati 32 anni dall’omicidio di Giancarlo Siani, avvenuto il 23 settembre 1985, e, per ricordarlo,  a Buccinasco si è tenuta una serata-evento che ha avuto come tema il ruolo dell’informazione nel contrasto alle mafie. All’incontro hanno partecipato due cronisti che ala lotta alle organizzazioni criminali hanno dedicato la propria professione: Cesare Giuzzi del Corriere della Sera e Sandro de Riccardis, de La Repubblica.

A casa Papalia

L’appuntamento, in via Nearco 6, nella stessa palazzina in cui abita Rocco Papalia. Da una parte della parete (la parte sequestrata ed espropriata), c’erano relatori e pubblico del convegno, dall’altra quello che ancora oggi viene indicato come uno dei boss più influenti della ‘ndrangheta. Un luogo simbolico per parlare di mafie e del ruolo di giornali e giornalisti nel contrastarle. Moderatrice della serata, Rosa Palone, assessore alla legalità al comune di Buccinasco.

I retroscena

Giuzzi ha ricordato la figura di Siani, giovane “cronista”, ucciso perché aveva raccontato i retroscena dell’assassinio del boss Valentino Gionta, venduto dai clan che avevano sottoscritto nuovi patti cui Gionta non poteva partecipare. L’aver rivelato i nuovi equilibri segnò la condanna a morte di Siani. “Il lavoro dei cronisti sul territorio – ha detto il giornalista del Corriere della sera – è indispensabile per raccontare non solo i fatti, ma anche le dinamiche che li hanno prodotti.”

A Buccinasco come a Platì

“Fare il cronista a Buccinasco – ha sottolineato Rosa Palone – è come farlo in Aspromonte”. Ha la stessa valenza perché la distanza tra Platì e Buccinasco è uguale a zero. Le decisioni che vengono prese a Platì sono le stesse che vengono prese a Buccinasco e in tutti gli altri luoghi in cui la ‘ndrangheta ha messo radici. L’unico modo per contrastarle è parlarne.

La bandiera dell'antimafia

Per Sandro de Riccardis, “il compito dei giornalisti è raccontare i fatti e collegarli tra di loro. Un lavoro che deve servire ai residenti per acquisire la consapevolezza su ciò che gli succede intorno ”. “Quando Papalia è tornato a Buccinasco – ha proseguito – ha trovato una città diversa da quella che aveva lasciato: ha trovato un paese, che sino a pochi anni fa negava l’esistenza della ‘ndrangheta, che oggi fa dell’antimafia una bandiera”.

In nome e per conto dei Papalia - Barbaro

Secondo l’inviato di Repubblica, Buccinasco oggi non è più il centro operativo del traffico di droga. La sede operativa si è spostata in comuni meno al centro dell’attenzione. Qui si decidono solo le strategie e a dettare i tempi e i modi - ha sottolineato -  sono ancora e sempre i vertici del clan Papalia – Barbaro. Sul fronte del rapporto mafie –imprenditori, Sandro de Riccardis ha confermato che “la connivenza è consolidata anche in ambito di alcune grandi aziende”. “Ma – ha avvertito – quando si fanno patti con il diavolo, non si ha più scampo”.

Occhio ai professionisti dell'antimafia

Secondo Giuzzi, senza i rapporti stretti con imprenditoria e politica, le mafie non sarebbero quello che sono. Il cronista del Corriere della sera ha lanciato un monito. “Attenzione - ha detto – per sporcarsi le mani basta un attimo, così come basta un attimo per darsi la patente di antimafia e magari poi essere collusi.” Tema delicato quest’ultimo visto le indagini aperte su alcuni paladini dell’antimafia finiti al centro di indagini proprio per i loro rapporti con le mafie.

A Buccinasco si stava meglio quando c’era la ‘ndrangheta

Il miglior intervento della serata, però, è stato quello di Francesca Grillo, corrispondente locale de Il Giorno che ha raccontato le sue esperienze di ragazza nata e cresciuta a Buccinasco, testimone diretta e indiretta di mille episodi ricollegabili allo “status” di Platì del Nord della città. Dai vecchi che raccontavano come a “Buccinasco si stava meglio quando c’era la ‘ndrangheta” allo stesso ritornello ripetuto oggi da molti giovani. Grillo si è poi soffermata sul ruolo delle donne di mafia, donne che pur emarginate nel contesto familiare e nelle logiche dei clan, non lasciano mai i loro uomini, e che, anzi, quando c’è bisogno, fanno la loro parte. Decidono cioè di stare dalla parte di criminali che, magari, non hanno nemmeno scelto di sposare. E se queste sono donne…

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