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Domenica, 03 Giugno 2018 17:38
L'operazione

Buccinasco; “Siamo arrivati alle armi da guerra grazie a….” In evidenza

Il giorno dopo l’operazione che ha condotto in carcere Benedetto Mascari, pregiudicato 46enne, originario di Palermo, ma residente in via Don Minzoni a Buccinasco e Stefano Caramuscio, suo vicino di casa, è tempo di entrare nei particolari...

Secondo gli inquirenti quell’arsenale di fatto era nella disponibilità dei Barbaro-Papalia Secondo gli inquirenti quell’arsenale di fatto era nella disponibilità dei Barbaro-Papalia

 La conferenza stampa si è celebrata nella Caserma di via Moscova, per sottolineare l’importanza dell’operazione. A tenerla, il comandante della Compagnia di Corsico, Pasquale Puca assistito da alcuni ufficiali dell’Arma. Oggetto della conferenza, l’arsenale sequestrato, dopo un’operazione da manuale, a due malviventi residenti in via Don Minzoni 4 a Buccinasco, sospettati di essere affiliati alla cosca dei Barbaro-Papalia. Un kalashnikov di provenienza balcanica, un revolver 44 Magnum, una pistola calibro 7.65, una pistola calibro 6,35 più di 150 proiettili di diverso calibro, oltre a mezzo chilo di hashish, il “bottino” questa volta dei carabinieri. Armi da guerra (alcune) pronte all’uso: il mitra ben oliato, le pistole nascoste dentro alcuni calzini di lana, tutte chiuse in una  cassapanca.

La soffiata

Il giorno dopo l’operazione che ha condotto in carcere Benedetto Mascari, pregiudicato 46enne, originario di Palermo, ma residente in via Don Minzoni a Buccinasco e Stefano Caramuscio, suo vicino di casa, è tempo di entrare nei particolari. Come già scritto da pocketnews.it il merito dell’operazione va ascritto ai carabinieri di Trezzano, che sotto la guida del comandante Puca e del maresciallo Cuccuru, da tempo tenevano d’occhio Mascari. Una soffiata li aveva allertati: l’ex rapinatore era stato visto maneggiare delle armi. Il sospetto è che stesse organizzando qualcosa… Cosa?

Il filo conduttore

Seguiamo il filo che ha condotto i militari sino al deposito delle armi. Lo step decisivo è quello di venerdì mattina, quando, pedinato dai carabinieri senza che se ne accorga, Benedetto Mascari si presenta nell’ambulatorio di una clinica di Città Studi. Come prevedono le norme sui pregiudicati affidati in prova, deve fare gli esami del capello. Mascari è un delinquente incallito. Ha trascorso in carcere circa 17 anni, quasi un terzo della sua vita. Arrestato nel 2009 perché faceva parte di una banda di rapinatori, viene scarcerato nel 2012. Subito dopo le manette scattano ancora attorno ai suoi polsi, questa volta per traffico e spaccio di droga. Scarcerato per l’ennesima volta, se non vuole tornare in cella, deve dimostrare che riga dritto, che non si droga e che nemmeno spaccia. Speranza inutile.

Militari travestiti

I carabinieri, travestiti da inservienti della clinica e da infermieri, lo tengono d’occhio. Rimangono per un secondo sorpresi quando nell’ambulatorio, invece di Mascari entra uno sconosciuto. Si tratta di Stefano Caramuscio, 38 anni, nessun precedente, vicino di casa di Mascari. Caramuscio mostra agli infermieri al banco la carta d’identità di Mascari, che invece della foto del pregiudicato, ha impressa la sua. I due volevano «barare» sull’esame! Scatta la trappola, i due vengono fermati. Mostrano i documenti falsi, vengono identificati e arrestati. Non è ancora l’epilogo. Nella caserma di Trezzano era arrivata una segnalazione confidenziale. Al comandante della stazione, il maresciallo Michele Cuccuru, avevano riferito: «Qualcuno ha visto girare Mascari con addosso le pistole....». L’ufficiale aveva informato il suo comandante della compagnia di Corsico, il capitano Pasquale Puca.

L'ombra del clan

Erano cominciati i pedinamenti. Mascari non lavorava. Trascorreva le giornate girovagando da un bar all’altro dove incrociava altri pregiudicati preferibilmente affiliati alla cosca Barbaro-Papalia.  Arriva l’epilogo. Dopo averli fermati in clinica, i militari hanno perquisito le case di Mascari e del suo complice. Nell’appartamento di quest’ultimo è stato ritrovato chiuso in una cassapanca, un borsone con mitra e pistole. Un Kalashnikov, un revolver 44 Magnum, una pistola 7, 65 e una 6,35, più 165 proiettili di vari calibri. Oltre a mezzo chilo di hashish. Secondo gli inquirenti quell’arsenale di fatto era nella disponibilità dei Barbaro-Papalia. Il motivo di questa convinzione? Perché a Buccinasco comandano le loro famiglie e nessuno può permettersi di custodire una potenza di fuoco di quel genere senza l’autorizzazione dei vertici del clan.

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