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Venerdì, 04 Maggio 2018 09:53
Maxi operazione dei carabinieri

Pioggia di cocaina della 'ndrangheta su Milano e sull’hinterland

Oltre 300 i chili di droga sequestrati: l’operazione ha rivelato che i principali fornitori del boss Antonino Agresta erano i fratelli Antonio e Domenico Barbaro di Buccinasco

Sono oltre 300 i chili di droga sequestrati dai carabinieri oltre a 2 pistole, e 2 fucili Sono oltre 300 i chili di droga sequestrati dai carabinieri oltre a 2 pistole, e 2 fucili

Il bilancio è di quelli sostanziosi: oltre 300 chili di droga sequestrati, undici arresti in flagranza, dei 23 totali (di cui 16 in carcere, 6 agli arresti domiciliari ed 1 all'obbligo di presentazione), 2 pistole, 2 fucili e oltre 8.000 euro circa in contanti. È frutto di una  operazione dei carabinieri di Milano, che ha disarticolato una rete di trafficanti di stupefacenti diretta da Antonio Agresta, originario di Platì, nel Reggino, già condannato per associazione a delinquere, ma che stava scontando la pena con misure alternative al carcere. Adesso non avrà più alternative a un lungo soggiorno nelle patrie galere.

I fornitori

Fra i principali fornitori di Antonino c'erano i fratelli Barbaro: Antonio e Domenico, definiti dal maggiore Michele Miulli, che ha guidato le indagini "trafficanti di professione”. I due, anche loro originari di Platì, operavano soprattutto nella zona di Cesano Boscone, Corsico e Buccinasco.  

Tre anni di indagini

L'indagine è stata lunga e difficile. È durata tre anni ed era partita  partita raccogliendo dettagli da altre inchieste. Sotto la lente dei carabinieri erano finiti, per primi, due rapinatori milanesi, Yari Viotti e Davide Graziano,  accusati, nel novembre 2015, del tentato omicidio di un carabiniere: in un box che utilizzavano come base logistica per le loro scorribande, i militari del nucleo investigativo milanese hanno trovato fucili a canne mozze e pistole con matricole abrase, oltre a due chili tra cocaina e marijuana.

La mamma e la vicina di casa

Un quantitativo di droga che, secondo gli investigatori era loro fornita da Michele Antonino, 41enne di Bollate. Quest’ultimo, insieme alla madre, Eleonora Franzoso, aveva aperto nel suo palazzo un "fast food dello spaccio". "L'attività di vendita cominciava alle 7 del mattino e si concludeva alle 23" c’è scritto nell'ordinanza che li ha spediti in una cella di San Vittore, ed era la madre, insieme ad una vicina di casa (Rosa Pittino definita "la vecchia") a fare da palo per garantire che lo smercio avvenisse senza intoppi.

Dal Marocco con furore

Le indagini hanno permesso di individuare i flussi della droga. I principali provenivano dal Marocco e passavano da Granada, nei  magazzini di Durcal, in Andalusia. È proprio grazie a un’intercettazione si è scoperto che Agresta parlando con i Barbaro di "quattro pacchi di quella spagnola" è stato possibile scoprire che nonostante le misure detentive, sia pure alternative, Agresta continuava a gestire sui traffici, anzi a ingrandirli sempre di più.

La "reggente"

In chiusura un’altra curiosità: uno dei canali di rifornimento di Michele Antonino era Giuseppe D'Aiello, originario del casertano e legato al clan Spada e anche in questo caso c'era la madre, Teresa Sainovich, a reggere l'attività criminale del figlio durante i suoi periodi di detenzione.

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