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Martedì, 13 Febbraio 2018 12:40
Lotta alla criminalità organizzata

‘Ndrangheta: Milano e i comuni dell’hinterland nella rete della criminalità organizzata In evidenza

Secondo la Direzione investigativa antimafia, le ‘ndrine calabresi hanno una vera e propria “vocazione” ad infiltrarsi nelle attività imprenditoriali di alto livello e negli appalti, servendosi di insospettabili fiancheggiatori

Il documento della Dia offre uno spaccato interessante del modello comportamentale mafioso, a Milano e nel suo hinterland Il documento della Dia offre uno spaccato interessante del modello comportamentale mafioso, a Milano e nel suo hinterland

La settimana scorsa è stata pubblicata la “Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Dia (Direzione investigativa antimafia)” nel primo semestre 2017. Una sezione del documento offre uno spaccato interessante del modello comportamentale mafioso, a Milano e nel suo hinterland. Il territorio, rivela la relazione, è infettato da clan che oltre ai tradizionali business (come i traffici di droga e le estorsioni) si stanno dedicando in modo sempre più intenso verso l’acquisizione fraudolenta di aziende sane e di commesse pubbliche.

"Contaminazione silente"

Il rapporto parla di “silente contaminazione del territorio” con fiancheggiatori “funzionali al conseguimento di obiettivi illeciti, che rende ancora più difficile affrontare l’intreccio tra mafia, corruzione e riciclaggio”.  Fiancheggiatori che si trovano tra funzionari pubblici e imprenditori privati. Il pericolo maggiore arriva dalla ‘ndrangheta, che ha una vera e propria “vocazione” ad infiltrarsi nelle attività imprenditoriali di alto livello, che un tempo non erano mai abbinate  a una organizzazione ritenuta rozza e intellettualmente limitata come quella calabrese.

La ‘ndrangheta nel distretto di Milano

In Lombardia la ‘ndrangheta opera con una struttura di riferimento regionale, denominata appunto “la Lombardia”, intesa come una “camera di controllo”, vale a dire un organismo di collegamento con la “casa madre” reggina, funzionalmente sovraordinata alle "locali" presenti nella zona. Una menzione particolare merita la locale di Corsico, controllata dal clan Barbaro-Papalia di Platì (di base a Buccinasco), i cui profondi legami con l’area di provenienza sono stati confermati da alcune operazioni messe a segno dai carabinieri nel 2017.

Perre-Barbaro-Trimboli

Qualche esempio? Il 28 aprile e 2 maggio 2017, l’arresto, da parte della Dia di Milano, di due soggetti della famiglia Perre, raggiunti da un provvedimento di cattura della Procura milanese, emesso per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; l’8  maggio, la  cattura di un elemento della  famiglia Barbaro, presunto reggente della locale di Platì e de “la Lombardia”, ricercato dal gennaio del 2016 per associazione di tipo mafioso ed intestazione fittizia di beni; il 25 maggio e 13 giugno, tra Platì, Roma e Longone al Segrino (CO) l’Arma dei Carabinieri ha eseguito un provvedimento restrittivo a carico di 7 soggetti, tra i quali l’elemento di vertice della ‘ndrina era ancora un Barbaro, mentre gli altri soggetti erano collegati alle famiglie Trimboli e  Marando, nonché  gli Spagnolo di Ciminà. L'accusa? Presunti responsabili di omicidio ed altri gravi reati.

Fonte di attrazione

Le potenzialità economiche e finanziarie della Lombardia, secondo il rapporto “costituiscono una fonte di attrazione anche per le iniziative imprenditoriali delle cosche. Infatti, accanto alle attività delittuose classiche si è progressivamente sviluppata la capacità della criminalità calabrese di contaminare il  tessuto socio-economico, mediante l’infiltrazione negli appalti, l’utilizzo di imprese colluse o controllate e l’acquisizione diretta o indiretta di aziende operanti nei più svariati settori.

Alterati i principi di legalità

Le modalità operative non corrispondono più ai classici e obsoleti canoni criminali, ma coinvolgono professionisti, imprenditori, dirigenti del settore pubblico e privato, collusi o corrotti, perfettamente in grado di veicolare le compagini criminali nell’economia legale. E’ una corruzione “burocratico-amministrativa”, dove il burocrate avvicinabile non si sottrae al  “metodo corruttivo”. Questa pratica, come sottolineato dal Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Milano all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2017, “… altera i principi di legalità, imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa oltre a quelli della libertà di iniziativa economica e di concorrenza…”. Un handicap a volte insormontabile per chi opera onestamente.

 

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